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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Capena
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mwhaCapena (mwhqIPA: /kaˈpɛna/ mwhwCapèna, mwiaLeprignano fino al 1933) è un mwiqcomune italiano di mwig11 093 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwjwcittà metropolitana di Roma Capitale nel mwkaLazio.

Contents

Clima
Storia
Simboli
Sport
Calcio
Note

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Geografia fisica

Territorio

Il territorio di Capena, di 29,51mwlq km², si estende da nord verso sud, tra la mwlgVia Flaminia e la mwlwVia Tiberina tra i 30 mwmam mwmqs.l.m. del Bivio di Capannelle e i 210mwmg m s.l.m.

Il paese poggia su vari colli la cui mwnaaltitudine media è di 160mwnq mwngm mwnws.l.m., geologicamente terrazzi fluviali della mwoavalle del Tevere, mentre nelle più basse campagne circostanti al paese sorgono varie frazioni come Colle del Fagiano e Pastinacci. Più a nord si dislocano "Le Macchie", quelle che sono le campagne capenate dove nei lunghi pendii delle colline, solcati a valle da vari fossi che affluiscono poi nel mwoqbacino imbrifero del Fosso di Gramiccia.

Clima

• mwpqClassificazione climatica: zona D, 1747 GR/G

Il clima capenate è soggetto in inverno ad ampie escursioni termiche legate all'altitudine. Vediamo infatti che sotto i 100 metri, per via dell'umidità fornita dal fiume Tevere, le mattine invernali sono molto fredde (punte mwpw−5 °C) opposto del pomeriggio quando si riscontrano anche 15 gradi. Nelle zone più alte, la temperatura minima è mite e la massima leggermente più fredda. D'estate le temperature massime sono molto alte in tutto il territorio, visto che i valori più alti dei mesi luglio-agosto hanno raggiunto i 40mwqa °C. I venti che soffiano sono perlopiù provenienti da nord e da ovest. La tramontana dà inizio all'inverno intorno al mese di dicembre.

Storia

Epoca arcaica

La città arcaica di Capena sorgeva sul colle della mwwaCivitucola, centro principale dei Capenati.

I mwwgCapenati furono una fiorente popolazione che prosperava nella mwwwValle del Tevere prima dell'avvento di Roma. La loro cultura ebbe degli aspetti propri, ebbe varie influenze esterne, come quella etrusca, latina e sabina. Parlavano una lingua, affine al mwxafalisco, simile al mwxqlatino e con influenze di mwxgcultura appenninica mwxwOsco-Umbre-Sabelliche. Secondo la tradizione letteraria antico romana invece la fondazione della città si deve agli Etruschicite-ref-4[4] mwzaveienti o connesse al re (storicamente ignoto) etrusco Propertius.cite-ref-5[5]

Il territorio capenate (mwagAger Capenas in mwawepoca romana imperiale) si estendeva lungo la riva destra del Tevere, fino a nord con la città di mwbaFalerii Veteres, a est con il centro arcaico mwbqCures Sabini, e a sud ovest con la città di mwbgVeio. Comprendeva gli attuali comuni di: Capena, mwbwCivitella San Paolo, mwcaMorlupo, mwcqFiano, mwcgNazzano, mwcwPonzano, mwdaFilacciano, mwdqTorrita, mwdgRignano, mwdwSant'Oreste, mweaCastelnuovo di Porto e mweqRiano.

Determinante per la sua formazione più antica fu la vicinanza con il mwewTevere, importante via di traffico che dall'Adriatico centro-orientale, attraverso la mwfavia Salaria giungeva al mwfqTirreno, permettendo numerosi scambi economici e culturali fino dall'mwfgEtà del Bronzo.

I principali centri abitati della zona erano: Capena, sul colle della Civitucola, o Castellaccio, il mwgaLucus Feroniae, importante centro di culto e commercio e la città di Saperna, di cui non è ancora certa l'esatta ubicazione. Da alcune fonti antiche però, risulta che un altro centro religioso si trovava anche sul Monte Soratte, al confine con il territorio falisco, dove c'era il culto di Apollo Sorano.

Dalla fine del mwggVII secolo, inizi del mwgwVI a.C., si nota una sempre maggiore influenza della cultura etrusca su quella capenate, che culminerà con l'ammissione del territorio di Capena nella Confederazione dei popoli etruschi. Nel mwhaIV secolo a.C. ebbe luogo la mitica e decennale guerra tra mwhqVeio, i Capenati e i Falisci alleati e mwhgRoma, per il controllo di questa zona del Tevere. Queste lotte terminarono con la sconfitta degli alleati da parte di Roma nel 395 a.C. e con la caduta di Veio per mano di mwhwFurio Camillo.

Epoca romana repubblicana

Dopo la conquista romana, tutto il territorio fu ascritto alla tribù Stellatina con la creazione di un Municipio Federato nel 387 a.C.

Del periodo repubblicano non si hanno molte notizie, certo è che Capena mantenne la sua importanza di "Municipio Federato", ricco e fiorente, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di manufatti del periodo ellenistico e la fama dei tesori del mwiwLucus Feroniae, che attirò anche mwjaAnnibale, il quale nel 211 a.C. saccheggiò il santuario

Epoca romana imperiale

Nel periodo imperiale, parte del territorio fu inglobato nel mwjwPatrimonium Caesaris e aumentarono i mwkalatifondi, come dimostrano le numerose Ville sorte nella zona, la più famosa delle quali è la Villa dei Volusii. Infatti, a causa dell'instabilità dell'autorità imperiale e dell'inflazione, che determinò l'abbandono delle città da parte dei nobili, questi si ritirarono nei propri latifondi. Ogni villa del tardo Impero cominciava così, ad avere l'aspetto di quello che doveva essere più tardi, il feudo Medioevale con il suo castello come nucleo centrale e il borgo fortificato, che era chiamato mwkqCastrum.

Medioevo

Nell'mwlaera cristiana, il territorio fu chiamato Collinense, per la natura del suolo, e il primitivo "Patrimonium Caesarìs" divenne un feudo della Chiesa di Roma e fu un baluardo contro l'invasione dei mwlqLongobardi e dei mwlgFranchi, dei cui passaggi si hanno testimonianze storico-artistiche. Notizie di questa denominazione si hanno in una bolla di mwlwLeone IV dell'854 in cui c'è un elenco dei beni del Monastero di S. Martino che per lungo tempo ospitò i mwmamonaci benedettini.

Un'altra citazione del territorio Collinense la si ha in un mwmgIstrumentum Rogatum del 962, sotto il papato di mwmwGiovanni XII, dove una certa Agata dona al monastero di S. Martino, alcuni beni del territorio Collinense. La sede dell'antica Capena, distante alcuni chilometri dall'attuale paese, si trova in località Macchie, sulla collina denominata mwnaCivitucola, che viene però chiamata comunemente "Castellaccio" a causa del rudere che sovrasta l'altura.

Epoca contemporanea

Nell'area della città affiorano ancora numerosi frammenti di mwnwceramica e mwoamarmo di mwoqetà romana e anche frammenti ad impasto del periodo arcaico. Da quest'area provengono le statue e le numerose iscrizioni su basi onorarie che sono attualmente conservate in parte nell'edificio del Comune e in parte nei giardini pubblici. Si tratta di monumenti eretti dai Capenati - come era costume nell'età imperiale - in onore degli imperatori romani e dei personaggi illustri dell'epoca. Da notare soprattutto quelle riguardanti mwogSettimio Severo e sua moglie Giulia Domna e Caracalla. Queste basi furono poste nell'antica Capena il 18 settembre del 198 d.C., come risulta da uno di questi cippi, probabilmente nel Foro, dal pretore capenate Manilio Crescente. In una di queste basi è interessante notare la cosiddetta "damnatio memoriae" nei confronti di mwpaGeta, fratello minore di mwpqCaracalla. Il nome di Geta fu abraso dopo che fu ucciso per ordine del fratello. Nelle altre iscrizioni sono onorati altri imperatori come mwpgAureliano e mwpwGordiano III e alcune sacerdotesse di mwqaCerere e di mwqqVenere: Giulia Paolina e Varia Italia.

Centro storico

L'attuale città di Capenacite-ref-6[6] che si differenzia dall'antica Capena sul colle della Civitucola, ha anch'essa origini molto antiche. Il suo nucleo primitivo che attualmente viene chiamato in parte "la Rocca" e in parte "Paraterra" è costituito da un imponente tallone di tufo, con pareti molto scoscese. Il luogo ha una storia particolare: esso infatti non è stato abitato in modo continuativo ma, come è avvenuto anche in altri paesi arroccati, era frequentato nei periodi di insicurezza (guerre, invasioni), proprio grazie alle sue difese naturali, mentre durante epoche di pace e tranquillità era meno abitato. Le tracce della sua frequentazione risalgono addirittura alla Preistoria: si trovano infatti testimonianze e tracce di vita a Paraterra e lungo le pareti dello sperone. Questo è chiaramente dovuto alla conformazione del luogo che offriva grotte per abitazione, numerosi corsi d'acqua nella valle e molta fauna. Si hanno tracce del periodo romano in un Colombario situato sulla parete di tufo a picco, a sud-ovest, in località Paraterra.

I colombari sono un tipo di sepoltura, utilizzata soprattutto in epoca romana, durante l'impero; essi consistono in un'ampia camera che ha, lungo tutte le pareti, numerose nicchie consecutive, dove venivano poste le urne cinerarie. I colombari comunque sono presenti già dal mwsqIV secolo a.C., nel mondo etrusco. Quello di Capena, che in paese viene chiamato "Farmacia Vecchia" è ascrivibile molto probabilmente, al II-I secolo a.C. È costituito da quattro stanze superiori rettangolari, con volta a botte, vicino alle quali c'è un pozzo circolare profondo circa 20 m Al di sotto c'è un'altra camera molto ampia di m 4,60 x 6,10, con un pilastro centrale, con circa 400 loculi. Adiacente a questa, c'è un'altra stanza più piccola, con volta a botte, con un solo grande loculo.

Altra testimonianza forse di epoca romana, sono i resti di un muro, in opera quadrata, che proteggeva l'unico punto d'accesso allo sperone, ed il muro è stato successivamente inglobato nella costruzione del Palazzo dei Monaci.

Tutto lo sviluppo delle fasi successive al periodo romano è facilmente individuabile, in base alle caratteristiche architettoniche degli edifici: la parte più antica è sicuramente Paraterra. Il tessuto urbano tipicamente medioevale è caratterizzato da strade strette e improvvise aperture (piazzette), nella cui pavimentazione si notano ancora numerosi basoli e tratti di selciato. Interessante è anche la presenza di numerose case a schiera, dove si notano piccole finestre, archetti e tratti di strade coperti con archi, sopra i quali si trovano alcune case. Qualcuno di questi "passaggi coperti" ha ancora un soffitto di legno. Per tutto l'abitato si notano elementi marmorei anche più antichi, riutilizzati nelle costruzioni. Si conserva ancora parte delle mura di cinta con un ingresso ad arco rotondo di peperino con la traccia di una caditola (usata per sbarrare il portone). Sopra l'arco c'è ancora l'impronta dell'antico scudo, che aveva lo stemma della città di Leprignano.

Attorno al nucleo medioevale si sviluppò la parte Rinascimentale, con la sistemazione della Rocca dove furono aperte due piazzette e fu costruita una chiesa, ora diroccata, dedicata a mwtqSan Michele Arcangelo, di cui si conserva l'elegante portale di marmo con un'iscrizione sull'architrave che riporta anche la data di costruzione, 1477: "MCCCLXXVII - T(empore) - SIXTI PP IIII". Nella chiesa si trovavano molti affreschi di cui non ne rimangono adesso che poche tracce. Testimonianze di rifacimenti negli ambienti sottostanti la chiesa consistono nell'apertura di finestre, su una delle quali si nota la data di tali lavori: 1642. Durante questo periodo fu ampliato e sistemato il poderoso Palazzo dei Monaci.

Leprignano

Al fenomeno della costituzione dei latifondi nel Tardo Impero si ricollega anche l'origine di mwuafundus Apronianum al quale alcuni studiosi concordano nell'attribuire la derivazione del nome Leprignano, che si incontra per la prima volta una bolla di papa Gregorio VII del 1081, dove mwuqfundus Apronianum viene chiamato mwugCastrum Lepronianum. Il 14 marzo 1081 papa mwuwGregorio VII, con una bolla, concesse il possesso del territorio di Leprignano (ex Fundus Apronianum) al monastero benedettino di mwvaSan Paolo fuori le mura.

Successive conferme di questa donazione, si ebbero nelle bolle dell'mwvgantipapa Anacleto (1130), di mwvwOnorio III (1218) e nel decreto imperiale di mwwaCarlo V (1369). Durante il pontificato di mwwqPasquale II (1099-1118) un certo Teobaldo di Cencio usurpò tutti i possedimenti del monastero, compreso il paese di Leprignano. I figli di Teobaldo, Cencio e Stefano, lo restituirono ma lo ebbero in enfiteusi.

Nel 1311 tutte le proprietà furono concesse in enfiteusi dai monaci a Pietro di Stefano Tosecchi. Nella metà del mwwwTrecento, Leprignano era scarsamente popolato, tanto che da alcuni documenti dell'epoca sappiamo che si consumavano solo "6 rubia di sale" a semestre, circa cinquanta chilogrammi.

Papa mwxqBonifacio IX nel 1390 concesse il paese ad Antonio Citti o Cicei, abruzzese. Nel 1522 si ha notizia che il monastero affittò Leprignano a mwxgFrancesco della Rovere, vescovo di mwxwVolterra e al fratello Antonio; quindi al barone Argelli, conservandone però la proprietà. Dagli archivi storici del mwyaVaticano e dell'abbazia di S. Paolo, si hanno notizie di una rivolta degli abitanti di Leprignano contro i monaci, nel 1594: "Di Roma a di 16 novembre 1594. La matina di lunedì comparsero circa 40 donne con 4 huomini di Liprignano sotto le fenestre del papa a' gridare giustizia; il che inteso da Sua Santità fin quando celebrava la messa, mandò a dimandare della causa di questa novità, e fu trovato che si lamentavano delli frati di S. Paolo padroni di detto luogo per conto de li grani. Onde furono carcerati li huomini" (BAV., Cod. Urb. Lat. 1062).

La rivolta sfociò poi nell'occupazione da parte dei Leprignanesi del territorio di Leprignano. Nel 1614, il monastero rientrò in possesso del territorio e fu stipulato un atto di concordia nel 1617. Gli abitanti di Leprignano, però, continuarono a ribellarsi ai monaci per tutto il mwygSeicento e mwywSettecento.

L'amore per la libertà e l'indipendenza del popolo Capenate si manifestò anche per tutto l'mwzqOttocento, durante le guerre di Indipendenza. Infatti, alcuni abitanti del paese presero parte alle lotte al fianco di mwzgGaribaldi, soprattutto nella mwzwbattaglia di Mentana avvenuta il 3 novembre 1867. Subito dopo la caduta dello mw0aStato Pontificio nel 1870, il territorio di Leprignano si staccò dalla giurisdizione dei monaci Nel 1910 il monastero di S. Paolo affittò il palazzo alla chiesa parrocchiale e nel 1920 fu affittato al comune che lo utilizzò come sede del municipio e come scuola elementare fino al 1930. Successivamente il monastero vendette il palazzo a privati.

Immigrazione marchigiana a Leprignano

Il più rilevante fenomeno demografico dell'mw0wOttocento leprignanese è costituito dall'accentuarsi del flusso migratorio dalle mw1aMarche, e specialmente dall'area fermana intorno alla metà del secolo.

L'immigrazione marchigiana in mw1gLeprignano è attestata sin dal mw1wCinquecento: un notevole incremento del flusso migratorio si verificò tra la fine del mw2aSeicento e inizio mw2qSettecento con punto di partenza mw2gLoro Piceno e mw2wMogliano (oggi in mw3aprovincia di Macerata). Sicuramente maggiori le proporzioni dell'immigrazione ottocentesca con punto di partenza il quadrilatero mw3qMonteleone di Fermo, mw3gMonsampietro Morico, mw3wMontottone, Sant'Elpidio Morico, notevolissimo l'apporto da mw4aMonteleone con le famiglie degli: Alessandrini, Antonelli, Brasili, Cecaloni (in origine Ciucaloni), Funari, Guidotti (giunti a Monteleone da mw4qCossignano), Lauri, Monti, Pettinelli, Scriponi (in origine Scriboni giunti a Monteleone da Monsanpietro Morico), Simonelli, Speranza, Vecchiotti e Venezia. Un altro ramo della famiglia Guidotti è originario di mw4gModena, mw4wReggio Emilia e mw5aBologna. Capena fu testimone sul suo territorio del mw5qRisorgimento nel mw5g1848/mw5w49, della mw6aRepubblica Romana e mw6q1867, della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di mw6gRoma con i fratelli Cairoli. Vincenzo Cola di Carlo Romano e Mariangela Barbetti, vedova di Silvi Giuseppe, nato a Leprignano il 4 ottobre mw6w1809, tenente, Ufficiale di Ordinanza S. M. (da un biglietto di mw7aGaribaldi diretto al Cola Epistol. 112), Commissario della Repubblica a mw7qTivoli il 20 aprile mw7g1846. Nel mw7w1850 a Leprignano vestiva la divisa garibaldina ed era sorvegliato dalla polizia pontificia. Morì a Roma l'11 agosto mw8a1876 (dall'archivio storico privato del direttore del Museo di mw8qMentana).

Simboli

Lo stemma del Comune è costituito da uno scudo di rosso, alla fascia di argento caricata della scritta "CAPENATES" di nero accompagnata in capo da un ramo di ulivo in banda, uno di frumento in palo e uno di quercia in sbarra legati da un nastro di rosso, e in punta da mw9alepre di colore marrone che risale una collina verde.cite-ref-statuto-7-0[7] Il gonfalone è un drappo di stoffa a forma di stendardo partito di bianco e di rosso riccamente decorato di ricami d'argento con il bordo inferiore a frange; al centro è riprodotto lo stemma del Comune sormontato dalla scritta centrata (cioè convessa verso l'alto) "Comune di Capena".cite-ref-statuto-7-1[7]

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

• mwaquSan Michele Arcangelo, Duomo.
• Santa Maria delle Grazie, santuario.
• Sant'Antonio abate, “già mwaqoSant'Antonio abate e San Felice Martire”.
• San Leone, chiesa cimiteriale.
• San Marco Evangelista, cappella rurale.
• San Michele Arcangelo alla Rocca, diroccata.
• San Luca e San Sebastiano, demolita.
• Santa Maria degli Angeli, demolita.
• Santa Marta, Frazione Scorano

Architetture civili

• Palazzo dei Monaci, origine mwasaalto-medievale, ha origine dal restauro e all'ampliamento del Castello Medievale di Leprignano.

Nell'anno 1040 fu occupato con la forza da mwasiTeobaldo da Cencio figlio di Stefano Prefetto di Roma, i figli di Tebaldo restituirono al Monastero di San Paolo il Castello usurpato, riottenendolo tuttavia immediatamente in enfiteusi. Nel 1486 durante la guerra tra mwasmInnocenzo VIII e mwasqFerdinando re di Napoli, Leprignano si arrese senza combattere ad mwasuAlfonso d'Aragona, duca di Calabria. Circa un secolo dopo, il Castello di Leprignano venne occupato da mwasyAlfonso Piccolomi con l'aiuto della famiglia mwascOrsini signori di Morlupo, nel XVI secolo l'abate di San Paolo tornò ad esercitare il suo potere sul Castello di Leprignano, nei secoli successivi il Castello fu ceduto e rimaneggiato più volte, fu residenza dei monaci benedettini di san paolo, poi residenza municipale e palazzo di rappresentanza, attualmente è interamente di proprietà di privati.

Architetture militari

• Castello di Scorano, Il Castello di Scorano (Capena) si presume fu edificato dalla famiglia mwaswOrsini su antiche preesistenze Capenati, successivamente divenne proprietà dei Principi Massimo, il maniero fu abitato fino alla sua morte dal Principe mwas0Vittorio Emanulele Massimo (Principe di Roccasecca dei Volsci), secondo genito del Principe mwas4Camillo Francesco Massimo (Principe di Arsoli) e di mwas8Eleonora Brancaccio.

Dopo la morte del Principe Vittorio Emanuele Massimo, il Castello è stato venduto a privati.

mwatiLeone Massimo (Principe di Arsoli) - Maria Principessa di Savoia -

mwatqVittorio Emanuele Massimo (Principe di Roccasecca dei Volsci) - Margrethe Bechshöft - Dawn Victoria Addams - Josefa Domingas Soares -

mwatyElizabetta Massimo - Angelo Falcone

Altre architetture

• Monumento dei Caduti delle due Guerre, scultura di Piraino.

Aree archeologiche

• mwat4mwat8Civitucola, area archeologica - Acropoli e Necropoli di Monte Cornazzano, delle Saliere e di San Martino, sito dell'antica città stato di Capena, la capitale dei Capenati, alcuni studiosi attribuiscono la fondazione della città ai mwauaVeienti altri attribuiscono la fondazione della città al Re etrusco Propertius, la città di Capena sotto il dominio Romano venne assegnata alla mwauetribù Stellatina (mwaui387 a.C.). L'ubicazione della città, in epoca moderna, fu individuata nel mwaumXVIII secolo da mwauqPierluigi Galletti.
• mwauymwaucLucus Feroniae, area archeologica - museo, antico santuario della dea mwaugFeronia, centro commerciale e religioso dell'antica Capena (capitale dei Capenati), a ridosso dell'area sacra, tra la via Tiberina e l'Autostrada A1, sorge la grande villa dei Villa dei Volusii Saturnini.

Lucus Feroniae è un sito archeologico situato nel comune di Capena, sulla via Tiberina. Era un luogo dove confluivano tre differenti gruppi etnici antichi: Latini, Sabini ed Etruschi. Divenne colonia romana al tempo di Gaio Giulio Cesare. Nel museo annesso si possono ammirare statue provenienti dallo scavo della sala del culto imperiale, annessa alla Basilica del Foro.

Gli scavi comprendono il Foro rettangolare sul quale si affacciano una Basilica, un tempio di epoca repubblicana, un altro tempio di un dio non ben identificato e un viale pergolato pedonale, sul quale si affacciano delle tabernae, negozi o botteghe, in alcune delle quali, sul pavimento, sono visibili dei mosaici, mentre all'ingresso di altre una sorta d'ideogramma faceva capire l'attività del commerciante svolta all'interno, come un'insegna pubblicitaria moderna. Al centro del Foro pare che ci fosse una statua dell'imperatore. Negli scavi vi sono anche un anfiteatro, con capienza di circa 5000 persone, delle terme con annessi frigidarium, tepidarium, calidarium e una schola.

• mwau4Torre dell'orologio, mwau8MUSEO CIVICO

Il Museo Civico di Capena – Torre dell'Orologio è interamente dedicato all'archeologia medievale. Le vetrine contengono reperti provenienti da scavi svolti nel centro storico della città di Capena (La Rocca - Paraterra - mwavefinestracce ). L'edificio, risalente al mwaviXV secolo, fu anche usato come archivio del Comune di Leprignano (Capena). Sulla sua sommità spicca l'antico orologio a contrappesi.

Aree naturali

• Lago Puzzocite-ref-8[8]cite-ref-9[9], lago di origine mwav8carsica che nella storia ha cambiato più volte sito. L'attuale Lago Puzzo si è formato per la prima volta nel mwawa1856 ma dopo circa 44 anni il lago non esisteva più, riempito da depositi lacustri e palustri; nel mwawe1925 un'altra voragine (fenomeno carsico di sprofondamento del terreno noto col nome di mwawiSinkhole), annunciata da forti rumori e scuotimenti del terreno, si aprì improvvisamente nello stesso posto, formando un nuovo lago di circa 100 metri di diametro e 30 metri di profondità.
• Lago Nuovocite-ref-10[10]. Nel mwawk1985, a circa 3 chilometri a nord del Lago Puzzo in direzione Macchiemwawo – Civitucola, sito dell'antica città stato di Capenas, si è formato un nuovo mwawssinkhole: chiamato Lago Nuovo, preannunciato anch'esso da tre forti detonazioni, si è aperto con emissioni di mwawwacido solfidrico. La voragine, che misurava 260 metri di diametro ed era profonda 20 metri, oggi non esiste più ed è difficile riconoscerne la forma, a causa della forte attività agricola intrapresa nell'area.
• Fosso di Gramiccia

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-11[11]

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTATcite-ref-12[12] al 31 dicembre 2019 la popolazione straniera residente era di mwaxs1 728 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione straniera residente erano:

1. mwax4Romania mwax8917 53,07%
2. mwayeAlbania mwayi119 6,89%
3. mwayqMacedonia mwayu83 4,80%

Economia

Agricoltura

L'intero territorio comunale è luogo di produzione del mwaykBianco Capena Doc, un vino bianco fermo leggermente aromaticocite-ref-13[13].

Artigianato

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle mwazaartigianali, come la lavorazione e l'arte del mwazeferro.cite-ref-aci-14-0[14]

Infrastrutture e trasporti

La mwazgstazione di Morlupo-Capena, nel comune confinante di mwazkMorlupo, è servita dalla mwazoferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo.

Amministrazione

Nel mwaz01933 mwaz4Leprignano cambia denominazione in Capena.

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 11 giugno 1995 | 12 giugno 1999 | Roberto Barbetti | Centrosinistra | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 13 giugno 2004 | Riccardo Benigni | Centrodestra | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Riccardo Benigni | Centrodestra | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 25 maggio 2014 | Antonella Bernardoni | Centrodestra | Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 2 novembre 2016 | Paolo Di Maurizio | Lista civica Impegno per Capena | Sindaco | |
| 4 novembre 2016 | 12 giugno 2017 | Giovanni Luigi Bombagi | | Commissario Prefettizio | |
| 13 giugno 2017 | 12 giugno 2022 | Roberto Barbetti | Lista civica Futuro Adesso | Sindaco | |
| 12 giugno 2022 | in carica | Roberto Barbetti | Lista civica Futuro Adesso 2.0 | Sindaco | |

Altre informazioni amministrative

• Nel 2011 è stato istituito il mwaamConsiglio comunale dei Giovani.
• Dal 2013 ha aderito alla Conferenza dei sindaci dell'area Tiberina/Flaminia/Cassia.
• Dal 2015 il Comune di Capena fa parte del mwaacConsorzio intercomunale dei servizi e interventi sociali Valle del Teverecite-ref-15[15] insieme ad altri 16 comuni ricandenti nel distretto socio-sanitario 4 della ASL Roma 4.

Sport

Calcio

• mwabeASD Capena Calcio 2021 milita nel campionato di seconda categoria 2023-2024

Calcio a 5

Città Di Capena, serie A femminile 2020/21

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwabwmwab0mwab4Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwab8demo.istat.it, mwacaISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwacqmwacumwacyClassificazione sismica (mwaccmwacgXLS), su mwackrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwac0mwac4mwac8Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwadamwadePDF), in mwadiciterefmwadmLeggemwadq mwadu26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwadyAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwadc 151. mwadgURL consultato il 25 aprile 2012 mwadk(archiviato dall'mwadourl originale il 1º gennaio 2017).
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cite-note-1212. mwaiimwaimmwaiqStatistiche demografiche ISTAT, su mwaiudemo.istat.it. mwaiyURL consultato il 21 gennaio 2012 mwaic(mwaigarchiviato il 22 giugno 2013).
cite-note-1313. mwaiwmwai0mwai4Bianco Capena DOC, su mwai8Quattrocalici. mwajaURL consultato il 5 maggio 2026.
cite-note-aci-1414. mwajqmwajuAtlante cartografico dell'artigianato, vol.mwajy 2, Roma, A.C.I., 1985, p.mwajc 19.
cite-note-1515. mwajsmwajwmwaj0I Soci, su mwaj4Consorzio Valle del Tevere. mwaj8URL consultato il 29 marzo 2022.

Bibliografia

• mwakmMaria C. Mazzi, CAPENA E IL SUO TERRITORIO:, Edizioni Dedalo, 1995.
• mwakuStefano Speranza, STUDI CAPENATI:, Comune di Capena, 1998.
• mwakcAssociazione Pro Loco di Capena, CAPENA la Storia:, Comune di Capena, 1999.
• mwakkGilda Bocconi, Marilena Iacobellis, Angela Bernardoni,Franco Iena, CAPENA guida turistica:, Comune di Capena, 1992.
• mwaksCristina Ferrante, Capena (Colle della Civitucola) notizie storiche (PDF), 2008.

Voci correlate


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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comunedicapena.it.
• citerefsapere-itCapèna, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Capena, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.